Il Ciarra

5 dicembre 2012

Non uso questo blog da un pezzo, ma dovevo trovare un modo per condividere uno dei punti più altri del libro intervista di Mucchetti a Geronzi, finora trascurato. I caratteri di quattro persone in un’episodio.

E’ Massimo Mucchetti a parlare: “Se posso rallegrarla con un ricordo, le dirò che, su suggerimento di Caracciolo, andai a trovare Ciarrapico nella sua casa di Roma, una palazzina intonacata di bianco dalle parti di via Sardegna, subito dopo quella famosa mediazione. (Ciarrapico fece da mediatore nella vicenda Mondadori, ndb). Il “Ciarra sembrava aver voglia di fare quattro chiacchiere a taccuino chiuso con un giornalista di quel gruppo editoriale così lontano da lui. Compresi solo alla fine il perché di quella strana cena, noi due seduti l’uno di fronte all’altro, ai lati brevi di un fratino esageratamente lungo. Fu quando, al momento del congedo, il padrone di casa esibì i regali che aveva ricevuto per quel suo servizio: un paesaggio tutto scuro da parte di Berlusconi (“L’ho fatto vedere e mi hanno detto che è una crosta,” mi confidò), una cosa minima che non ricordo da parte di De Benedetti, un volumetto con una raccolta di suoi articoli da parte di Scalfari (“Voleva essere un omaggio tra editori o non voleva spendere?”); il migliore fu Caracciolo che, conoscendo la sua passione per i soldatini di piombo nelle divise storiche, gliene fece avere un plotone, cosa che lui gradì. Nel tendermi la mano, il “Ciarra” sentenziò: “Mai aspettarsi niente dai ricchi!”. (pag. 226-227)

I.R.S. e Attilio Befera

29 febbraio 2012

Mi sono ricordato che quand’ero ragazzino e guardavo il wrestling (l’epoca d’oro – almeno per me – quella di Hulk Hogan, Ultimate Warrior, Macho Man, etc), c’era un personaggio: IRS. Nella elementare etica del wrestling, IRS era un cattivo. Beccava i buuuh del pubblico, tutti gli tifavano contro, lui vinceva spesso in modo sporco. IRS era un uomo del servizio recupero crediti delle tasse. Nei video che precedevano gli incontri lo si vedeva andare a casa delle persone e sequestrare un elettrodomestico a chi non aveva modo di pagare le tasse. Gli americani lo odiavano. Lo odiavano quanto il wrestler che fingeva di essere iracheno o quanto quello che fingeva di essere russo. A un certo punto, IRS divenne compagno di Ted Di Biase, l’uomo da un milione di dollari. La coppia del miliardario sprecone e il tizio della riscossa crediti costituiva la coppia spregevole per eccellenza.

Io, piccolo, non capivo perchè l’odiassero tanto. Portava addirittura delle belle bretelle rosse. Tutto questo per dire che ci ripensavo, oggi, ad I.R.S. e a tutti quei fischi. Vedendo che il nostro capo degli I.R.S. è un idolo. (E queste due foto, tra le prime dei due, che ho trovato).

Fino a ieri invece era un caso passato in sordina

14 febbraio 2012

La Stampa

Modello ungherese

8 febbraio 2012

Per mesi, il centrosinistra ha chiesto all’UE di intervenire contro l’Ungheria perché il governo, democraticamente eletto, di Orban stava mettendo a soqquadro la Costituzione e minacciava la libertà dei giornalisti, l’indipendenza della magistratura e ledeva i diritti delle minoranze etniche. Poi, oggi dai giornali, scopriamo che, come nuova legge elettorale, Bersani propone la legge elettorale ungherese.

Primavera al nido

3 febbraio 2012

Ieri, Repubblica Milano ha pubblicato un articolo, titolandolo La rivoluzione negli asili. Ma, avendo due figli in età d’asilo, e conoscendo dunque bene i regolamenti mi ero accorto che non c’era niente di davvero rivoluzionario. Qualcosa di diverso, ma minuzie. Nulla che valesse il titolo rivoluzione. Anche lo strillo “spazio ai figli degli immigrati irregolari” era fuorviante. I figli degli immigrati irregolari potevano iscriversi agli asili di Milano anche con la giunta Moratti (era stato un giudice a imporre che tenere fuori dalle scuole i figli degli irregolari era contro il diritto allo studio). Pensavo che la vicenda non avrebbe avuto sviluppi e avevo dedicato un trascurabile tweet alla faccenda.

Invece, oggi leggo che la Lega ha creduto a Repubblica (e a chi ha parlato di rivoluzione) e si è lamentata della nuova regola. Che però era in vigore anche l’anno scorso, e l’anno prima ancora, quando la Lega era maggioranza. Uno dice: hanno la memoria corta. Probabile ma non corta quanto a Repubblica perchè il delirio si completa così. Repubblica Milano come risponde alla Lega? Scrive che, in realtà non c’è stata nessuna rivoluzione e che il regolamento è praticamente identico a quello passato.

E quando urlano dopo un colpo? Uh, mamma

26 gennaio 2012

Da quando esistono le fotogallery, sulla gazzetta.it il tennis femminile è diventata una scusa per vedere figa. Pare che tutto ruoti attorno al tema: la nuova numero 1 sarà figa? Sarà una figa o una meno figa a vincere gli Australian Open? Guardate la nuova promessa del tennis kazako, così giovane e già così figa. Qualsiasi articolo è accompagnato da una quantità di allusioni e di foto che celebrano non lo sport ma solo la bellezza femminile. E le foto sportive non sono foto di atlete ma di belle ragazze che fanno sport. Non interessa Vera Azarenka che gioca a tennis, ma Melissa Satta che gioca a tennis. Un po’ esagero, ma intanto ecco come viene annunciata la finale femminile

Ma cos’è la “bella Sharapova”? Dopo l’Iliade, Achille piè veloce o l’ingegnoso Ulisse, pensavo suonasse quantomeno bizzarro legare gli appellativi così.

Se hai le spallucce il pulloverino te le fa sembrare più robuste

19 gennaio 2012

Sfogliando Chi ho trovato questa foto di casa e famiglia Clini. Già indossare il pulloverino sulle spalle all’aperto resta una moda bizzarra, ma tenerlo in casa, boh, non l’avevo mai visto. Si siede sul divano a guardare la tv e tiene il pulloverino sulle spalle? Parla al telefono, mangia uno yogurt, va al gabinetto indossandolo sempre?

Mi ha ricordato una cosa di Luca Sofri sul pulloverino di Formigoni: “Però a me fa ancora più ridere l’esibizione di un elemento tipico dello stile sfigato di ogni tempo: il pulloverino sulle spalle. Il pulloverino sulle spalle, si sa, non ha senso: i casi in cui vi venga disposto per qualche reale necessità temporanea di trovargli un posto ammontano allo 0,5%. Il restante 99,5% si deve a un’illusione estetica che “stia bene”, come se fosse una sciarpa: mentre in realtà è come mettere un piede in un cappello o legare una camicia intorno alla fronte. Non so bene che storia abbia avuto questa illusione, se si debba a un’idea che se hai le spallucce il pulloverino te le fa sembrare più robuste, o che quel nodo davanti faccia le ineleganti veci di una cravatta”

Il vigile strafottente, la moglie zoccola, l’avvocato con l’amante, il dentista che non paga le tasse

18 gennaio 2012

Ogni caso di cronaca che si rispetti ha bisogno del suo paesino che si chiude a riccio. Ormai è lo stereotipo. Quindi, anche se poi dagli articoli non emerge nulla di impressionante (è assurdo che un vigile urbano chieda di non intralciare il traffico?), ma solo persone che vorrebbero continuare la propria vita, sia Repubblica che il Corriere hanno titoli enormi su “Il paese difende Schettino” e “Schettino torna a casa, il paese lo difende“. Prima si fa il titolo, poi basta uno che dica una cosa anche solo di civiltà elementare del tipo:”I giudici decideranno, ma per ora niente gogna” che diventa uno che vuol fare il sofista.

E’ per testare la vostra saggezza orientale

12 gennaio 2012

Talmente morbosamente che hanno deciso di linkarlo anche loro (corriere.it).

Contro le rovesciate in Homepage

14 dicembre 2011

Repubblica.it (e un po’ anche tu Corriere.it, sì) per favore basta. Basta con i gol in rovesciata. Basta rovesciate dal campionato russo, rovesciate della serie B olandese e anche con le rovesciate del torneo di clausura cileno. Basta con i pazzeschi autogol da centrocampo e i pazzeschi errori a porta vuota. Basta con i titoli “a 12 come Messi”, “Scarparu dalla serie B rumena come Ronaldo”,”Avversari come birilli. Yokopokomayoko come Maradona”. Basta. Questa roba non c’entra niente col calcio. C’entra, a malapena, col circo di Montecarlo, ma spacciata giorno dopo giorno per raggranellare contatti sta rincoglionendo giocatori e spettatori. Attaccanti di serie C che dovrebbero solo girarsi e calciare si alzano la palla col ginocchio e provano a rovesciare, e qualcuno li giustifica, ci ha provato dicono, voleva finire sulle homepage. Il cazzo. Basta rovesciate in homepage, per favore. Giuro di cliccare tutti i video con sgroppate di Pepe per 40metri incotrastato, tutti i video con Nocerino che passa la palla orizzontalmente e quelli con Zuniga che batte calci d’angolo troppo lunghi per tuttio. Se lo fate per i contatti giuro anche di leggere il blog di quel giornalista che commenta senza ricordarsi neppure i risultati delle partite, ma basta con le rovesciate, le pagliacciate e le stranezza. Teniamola lì, la rovesciata, non facciamo i bulimici, ricordiamoci che esiste solo una volta all’anno quando un Pasquale Luiso si alza, senza senso, e segna. Tutti i giorni non è più una notizia. E’ un gradino più in basso anche delle foto di un gattino che apre la porta del bagno. E a chi piace guardare le foche che palleggiano con un pallone, beh, vada a Mirabilandia, ma il calcio non è quella roba lì.