Fare con l’acca in mezzo

Sto collaborando al vocabolario di Fahrenheit, radio 3.

Mercato

Nonostante si faccia fatica a crederci, ma prima che “il prezzo lo decidesse il mercato” che esistessero le leggi del mercato e fosse “il Mercato in persona a regolare domanda e offerta”, il mercato era un luogo fisico. Uno spazio occupato da persone e da un nucleo di bancarelle compatte e fitte; via via sempre più sfilacciate ai margini, fino al camioncino che vendeva (che vende ancora da qualche parte) cassette di frutta in offerta cento metri più in là per fregare i frettolosi. A un certo punto questo mercato non bastava più. Non poteva soddisfare guadagni maggiori e desideri smisurati. Servivano super – mercati, o ancora più grandi: ipermercati. Servivano addirittura Euromercati. La grandezza concreta non era più sufficiente, occorreva una grandezza astratta. Poi, guardandosi nello specchio comprato all’Euromercato, la morigeratezza ha scoperto anche il bisogno di un posto più a misura d’uomo. E sono nati i mercatini. Ciò che distingue un mercato da un mercatino è la lana cotta. Se c’è una bancarella che vende cappelli, portafogli, borse, fermagli per capelli di lana cotta quello non è più un mercato, ma è un mercatino. Se la merce di colore viola supera il 50% + 1 dell’offerta vuol dire che quello è un buon mercatino. Perché più il tempo si fa saturo di consumi, più si cerca nuovo spazio. Con la stessa violenza e superficialità di quando si provano a stipare altri panni in una lavatrice già piena. Natale è il momento d’ora dei mercatini. Già da ottobre le offerte di pacchetti “mercatini di Natale” occupano le vetrine delle agenzie di viaggi. Una due giorni, di solito a ridosso dell’Immacolata, in una città del centro Europa. Innsbruck, Salisburgo, Vienna. Stoccarda. Perché non è sufficiente proporre una semplice visita in una città europea? Semplice. La molla del viaggio per vedere chiese, musei, monumenti, locali nuovi non basta più. Zara, Adidas, McDonald, Benetton, – i paesaggi, le vie principali si assomigliano tutte. Pure i negozietti dentro ai musei. Addirittura le stesse insegne, con stesse luci e colori. Ma la molla del consumare qualcosa di nuovo è più forte. Soprattutto, a dicembre il mese in cui questo è l’imperativo categorico – e ancora di più ora, visto che la crisi è passata e con essa i sensi di colpa. E un mercatino vale una passeggiata. Non serve essere cinici per sapere che – dopo la crisi – il Mercato ricomincerà a farsi prepotentemente le regole da sé. E magari è anche giusto. Forse qualcuno sta già riprendendo il vecchio adagio invitando a smettere di trattenere il mercato con lacci e lacciuoli. Avrà più fortuna perché è svanita anche l’ultima resistenza all’acquisto ora che abbiamo imparato che chi non spende danneggia il paese, genera disoccupazione, fa stagnare l’economia, non permette la ridistribuzione ai poveri. Grazie alla crisi spendere è la nuova forma di solidarietà sociale.

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3 Risposte to “Fare con l’acca in mezzo”

  1. martino Says:

    ma dài!!!
    ieri ho potuto ascoltare la puntata, previamente registrata, e la “voce” mercato di Greco mi ha piacevolmente colpito; avevo deciso di trascrivere l’audio (si dice??!), ed ora leggo il tuo post…
    lo copincollo sul mio hard disk, senza pubblicarlo, ovviamente.
    grazie
    martino

  2. martino Says:

    ok: bella figuraccia
    leggo ora, dopo aver “commentato” che il Greco che colpisce piacevolmente sei tu
    ti ascolterò con interesse a fahre, anche se in differita, ed ora che ho incontrato questo spazio ti leggerò
    saluto
    martino

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