Cmq no, io non sono vegetariano

Beppe Bigazzi è stato sospeso dalla Prova del cuoco per aver illustrato la ricetta del gatto in umido. Cacciato a furor di popolo,  e con ignominia.  Tuttavia, al momento non risulta che mangiare gatto, in Italia, sia un reato. E’ illegale fare pellicce di cane o gatto, è illegare uccidere una bestia per piacere, è illegale uccidere una bestia per crudeltà. Sono illegali i combattimenti e tutti i tipi maltrattamenti.  Il discrimine è, insomma, abbastanza sottile, ma se i carabinieri vi beccano in flagrante a mangiare un pechinese non possono incriminarvi (voi però non domandategli: “volete favorire?”). Il problema, dunque, non è di natura legale, ma culturale. Non è una legge scritta che Bigazzi ha infranto, ma è una regola nell’aria. Che recita: “Non si possono mangiare gli animali domestici”.  O ancora meglio: gli animali “da appartamento”. Cani e gatti, stop. Qualcuno dà la colpa agli animalisti, ma quelli si offendono per qualsiasi ricetta con carni. Non fanno differenza fra gatti, maiali e ornitorinchi. Bigazzi è fuori per una colpa “alla Morgan”, è contro la morale comune. Sapeva ci fosse un discrimine e credeva di poter spostare l’asticella più in là (per scherzo, per onestà intellettuale, per convinzione, perchè tanto chi mai verrà a rompermi le palle per un’intervista a Max o una puntata della Prova del cuoco, va’ a saperlo), fatto sta che, invece, l’asticella gli è caduta di mano. Come ci piace: tornerà, farà il mea culpa, e la prossima volta che mangerà un persiano lo accompagnerà con un buon Teroldego e brinderà alla nostra salute. Poi con la sua gioiosa presenza ci ricorderà  in saecula saeculorum che noi non siamo bestie, che noi i gatti non li mangiamo. Ma cosa ci fa dire, per esempio, che negli allevamenti intensivi di carne per McItaly gli animali non vengono maltrattati? O ancora che la macellazione halal non sia crudele? (Era stata vietata in Italia molto probabilmente per ragioni etiche, e reintrodotta solo nel 1980 quando cominciava l’immigrazione). Nulla, ovviamente. Sulla quarta di copertina del nuovo libro di Jonathan Safran Foer, Eating Animals, c’è questa frase di J.M. Coetzee: “The everyday horrors of factory farming are evoked so vividly, and the case against the people who run the system presented so convincingly, that anyone who, after reading Foer’s book, continues to consume the industry’s products must be without a heart, or impervious to reason, or both.” Che tradotto in italiano suona all’incirca così: “tutti quelli che, dopo aver sentito Bigazzi parlare, continuano a consumare carne di gatto devono essere dei senza cuore, o senza ragione, o entrambe”.

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