Ma dì soltanto una paola e ioo saò salto

Conosco alcuni sceneggiatori che per colpa del proprio lavoro non riescono più a “godersi” un episodio di una qualsiasi serie tv. Non seguono la storia ma contano le sottotrame, non osservano i personaggi ma soppesano gli snodi drammaturgici, non dicono “ho visto un bel telefilm” ma “ti consiglio una nuova serie che è scritta benissimo”.  Io, che lavoro in tv, ho sviluppato un vizio analogo:  se guardo un talk show mi piace  fare attenzione a quando il pubblico in studio applaude. Al cinema non si applaude praticamente mai (solo se c’è il regista/attori presenti o se in sala ci sono nerd vestiti come i personaggi del film che stai vedendo), al teatro solo alla fine (o – nei peggiori teatri – quando appare l’attore famoso) , in tv si applaude continuamente. E nonostante il fatto che centinaia di interventi di politici (in tv) siano del tutto inutili. Per me ci sono due macrocategorie di applausi: la maggior parte degli applausi dipende, ovviamente, dalla trasmissione: Alemanno ospite da Augias o da Vinci non prende gli stessi applausi. Il politico dà lo zuccherino al suo pubblico e quello lo ricambia. Questi sono gli applausi migliori. perchè l’altra categoria sono gli applausi della domenica a messa. Dietro al capoclaque (quando va bene) o dietro a delle banalità elementari che per qualcun altro sono fulgidi esempi di lucidità. Il prete trasforma il pane in corpo di Cristo (non in senso figurato, chi è in Chiesta dovrebbe credere che davvero quello è il Corpo) e l’assemblea risponde biascicando e in fretta.  Allo stesso modo in tv (infatti qualcuno parla di messa catodica). Uno dice: “non ci vogliono politici collusi con la mafia in parlamento” e giù applausi fragorosi. Evidentemente siamo così messi male che occorre applaudire anche a cose di civiltà elementari. Per esempio, se il Ministro degli Interni dice: “no ai rastrellamenti” bisogna commentare questa posizione? Credevo di no. (Peraltro nella stessa intervista si dicono cose ben più interessanti). Credevo fosse talmente condiviso che, diamine, non servisse ribadire “no ai rastrellamenti”.  Credevo fosse come “no alla garrota”, “no alla decimazione”, “no alla legge del taglione”.  Invece giornalisti, per giorni, chiedono ai politici cosa ne pensino dei rastrellamenti e quelli – come fossimo nella Repubblica di Weimar – rispondono seriamente. E, alla fine, viene fuori che essere contro i rastrellamenti sia una posizione di “grande equilibrio”. Sarà, intanto, hanno liberato un’altra parola.

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Una Risposta to “Ma dì soltanto una paola e ioo saò salto”

  1. rr Says:

    per quanto la legge del taglione…

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