ATTICA

Premessa: Fox ha inventato un Fantalost che si gioca seguendo la messa in onda italiana della serie. Visto che sono tra quelli abituati a scaricare la puntata dell’Abc pensavo fosse un gioco da ragazzi vincere. Invece devo essere molto più stupido di Biff Tannen (il tizio che in Ritorno al futuro diventa ricco con le scommesse sportive perchè ha un almanacco con tutti i risultati “del futuro”) visto che non riesco neanche ad avvicinarmi ai primi.

Tema: Perchè ormai ci fa schifo Lost?

Svolgimento: Lost parla fondamentalmente di complotti. Vero, falso, cosa si nasconde, cosa non ci vogliono dire, conoscere, sapere, io lo so che tu lo sai che io lo so. Ogni personaggio è al centro di un piccolo complotto. L’isola stessa è un complotto. Il premio per la nostra passione è scoprire perchè loro e l’isola sono lì. Perchè un complotto regga deve tenere assieme due cose: essere molto semplice ed essere molto complicato. Semplice da capire, ma attraverso una complicatissima esecuzione. Chiunque – ma proprio chiunque (come Dan Brown sa bene) – può comprendere un complotto arzigogolato. Anche se ridurre gli eventi a un domino è la cosa più semplice che esista, la complessità rientra – inserendo nel domino degli avvenimenti – saperi nascosti, verità sepolte da secoli, illuminati, illuminazioni, poteri che si scontrano per svelare o nascondere. I complotti sono belli, le loro dimostrazioni soprattutto. La casualità ridotta a concanetazione di eventi appassiona, ed è rassicurante. Anche la spiegazione del complotto Tartaglia-Berlusconi – per quanto ridicola – si fa guardare.

Tutti i complotti – anche i migliori come quello dell’isola – affrontano quella che per comodità chiameremo la fase ATTICA. In Quel pomeriggio di un giorno da cani Al Pacino sta rapinando una banca.  Ha preso degli ostaggi ma il suo piano ha fallito ed è circondato dalla polizia. E’ spacciato. Però lui è un fico. Veramente fico. Esce dalla banca per trattare con la polizia e urla ATTICA (una prigione diventata famosa per una sommossa di detenuti soffocata nel sangue, 40 morti). “ATTICA non c’entra nulla, Al. Smettila. Libera gli ostaggi e lascia le armi”. Non riescono a dirglielo. Perchè tutta la gente radunata attorno alla banca per capire che succede inizia a urlare ATTICA, ATTICA, ATTICA, ATTICA. E anche tu, nella tua testa, urli ATTICA. Anche se non c’entra niente, anche se quello sta rapinando una banca, ATTICA ATTICA, anche se stai vedendo un piede con quattro dita, ATTICA, anche se c’è un’isola nascosta che non si era mai vista chissà perchè, ATTICA, ATTICA, ATTICA.

Ma, a un certo punto, la fase ATTICA finisce. Uno torna a casa la sera e si chiede perchè lo ha urlato. Altri se lo chiedono dopo una settimana, altri dopo dieci anni. (E, a volte, danno pure la colpa a chi ha urlato ATTICA per primo – come fosse solo sua). Non finisce per tutti, ovviamente, alcuni non se lo chiedono mai. A 70 anni urlano le stesse cose che urlavano a 15. O vanno a vedere l’Ultima Cena per capire come il Santo Graal sia diventato il sang real (sic).

Lost ci fa schifo, ormai, per una ragione molto semplice, dal punto di vista epistemologico non vale più un cazzo.  (Ecco il più profondo insegnamento di Lost: se dici epistemologico poi devi dire anche cazzo). Non c’è nessuna complessità da risolvere, nessun sapere da condividere, niente da ricostruire. Il complotto è esploso: non c’è più conoscenza da gustare. Mentre tutti gli intrighi dovrebbero reggersi sul bilanciamento dei saperi, ormai siamo tutti come Sawyer [SPOILER ALERT] quando parla con la Nemesi di Jacob. Non ce ne frega un tubo di sapere cos’è l’isola. Quello che ancora regge tanti davanti alla tv sono i plot minuscoli: che fine ha fatto Aaron? e Claire? Walt? il cane? Ma della trama principale zero. Perchè anche se non sappiamo cosa è stato, tutto è stato scoperto.

Lost è nella deriva Twin Peaks. Entrambi prendono spunto da un espediente semplice: l’indagine poliziesca su un omicidio o cosa succederebbe in un’isola deserta (un tema che va bene dai libri di filosofia alle barzellette dell’enigmistica).  Entrambi hanno avuto successo fin quando la trama si dipanava, ma poi – con le risposte – sono arrivate le critiche. Twin Peaks ha anche una ragione morale dietro le critiche (lui lo spiega bene), Lost non se la può più permettere.

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