Perchè i ragazzi di internet non cambiano il mondo?

Ieri sera ho rischiato il ginocchio perchè un tizio vuole diventare capocannoniere di un oscuro torneo di calcio a 5 a Trezzano sul Naviglio, Stamattina, in macchina, ho dovuto resistere audacemente a sorpassi spericolati, mi sono beccato la mia buona razione di insulti e gestacci, e almeno un paio di persone mi hanno guardato con la tipica espressione del volto “sei fortunato che ho fretta, perchè se avessi tempo scenderei dalla macchina e ti ammazzerei”. Tornato a casa, la signora del primo piano mi ha chiesto se posso evitare che mio figlio di 8 mesi tocchi il vetro del cancello del palazzo perchè lascia “ditate”. Poi tutti questi, richiusa la porta, guardano film scaricati dal mulo. (ok, non tutti, ma qualcuno sì).

“Non é dalla generosità del macellaio, del birraio o del fornaio che noi possiamo sperare di ottenere il nostro pranzo, ma dalla valutazione che essi fanno dei propri interessi” dice Adam Smith, in una delle frasi sentenziose più citate dai quotidiani di destra.

Ma il fatto è che mentre la stragrande maggioranza della nostra vita sociale dipende dall’economia di mercato in rete esistono numerosissime forme di “economie del dono”. Lo sappiamo bene. Gossip Girl è disponibile online un’ora dopo la messa in onda americana, addirittura c’è gente che traduce Gossip Girl per farcelo godere già il giorno dopo. Il team di itasa; quello di subsfactory; il tizio che registra di notte il film cecoslovacco muto di ghezzi e lo  rende disponibile a tutti; io che metto in condivisione 300 dischi; cosa ci guadagnamo? Nulla. Siamo molto più stupidi del macellaio, certo. .. Anche le stesse persone che usufruiscono del sistema – temo – non si accorgono dello sconvolgimento epocale di queste relazioni sociali. Certo, hanno dato adito anche a storture (riprendere con una videocamera un film in un cinema e metterlo online), ma è incredibile come, in un mondo dove l’economia di mercato sembra un dogma incrollabile, esista una struttura che in larga parte si regola sul dono di programmi per computer, sistemi per usare programmi che non si vorrebbero disponibili, dischi, film e altro ancora. Sono davvero tutti anarco–insurrezionalisti o ladri? Milioni di persone che litigano col vicino, o con il primo che capita a un incrocio stradale, trovano assolutamente naturale, poi, condividere quello che hanno con sconosciuti. Quando ci penso mi chiedo sempre la stessa cosa – al di là delle leggi sul diritto d’autore – tutto ciò è etico?

L’utente internet che offre il proprio tempo in dono per copiare un film lo fa perché crede che gli utenti che ne beneficeranno sono uguali a sé o diversi? Perché – almeno secondo me – questa non è assolutamente una questione secondaria. E’  la domanda cruciale sull’argomento: il sistema della condivisione dati funziona perché il volto degli altri è (eticamente) immaginato, o proprio perché l’utente internet è “neutro”? Se vado a un concerto di Elio e lo registro e mi prendo la briga di caricarlo, lo faccio perchè spero che ci sia a Ragusa un tizio tale e quale a me che vota XXX, che ascolta Why ma anche YYY e che legge ZZZ, o lo faccio pur sapendo che verrà scaricato da un nazista milanese che corre in Suv? (Attenzione, ora si vede che non ho studiato filosofia). Ha ragione Heidegger o Levinas? Il primato è dell’identico o del diverso? Mi illudo di far parte di una comunità di persone uguali a me? Oppure lo faccio per non sentirmi egoista? E la decisione di essere meno egoisti è davvero una decisione egoista?

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