Ritrovato

Le pagine molto interne dei quotidiani, poco prima dell’economia, sono ormai appannaggio delle notizie scientifiche. Notizie che poi di scientifico non hanno mai troppo perché si risolvono semplicemente nel citare una ricerca di una qualche università americana e concludere, già dal titolo, essere felici fa bene. Un po’ di malinconia allunga la vita. Ecco perché l’uomo tradisce. Tutte notizie fino a pochi anni fa confinate su riviste per anticamere di gabinetti dentistici, giusto un po’ ripulite. Ieri sera leggevo i risultati di alcuni nuovi studi del genere. Non ricordo il nome ma potrei giurare che l’università fosse molto prestigiosa. Scienziati hanno scoperto che il feto soffre. Può provare dolore e sofferenza, proprio come una persona. L’aborto, dunque, sarebbe una sorta di “omicidio” perché uccide qualcuno che in tutto e per tutto è come una persona. Come da titolo, il senso della cosa è inequivocabile: “Soffro, dunque esisto”.

Ognuno è libero di scegliere a modo suo. Ma è sempre quella storia di Massimo Troisi e della Madonnina che piange: se la Madonna rideva, ci venivo al pellegrinaggio. E anche i professori universitari si dovevano stare zitti, perché il legno può trasudare mica può ridere. Non ne ho mai avuta l’occasione ma diciamo che se dovessi convincere qualcuno a non abortire, preferirei puntare su “Si divertirà con gli amici”, “la vita è bella”o “Si divertirà a fare sport”. Andrebbero bene anche bugie palesi. Ma mi focalizzerei su qualcosa di più allegro, insomma. Tipo: “Una nuova ricerca americana dice che quando i bambini nella pancia calciano la madre, ridono e si divertono da matti”. Sarebbe molto più efficace.

Invece, la comunicazione pubblicitaria ha così preso il sopravvento che anche quando si tratta di temi più complessi, a prevalere sono sempre quegli schemi lì. Basta guardare una qualsiasi pubblicità progresso. Prima ancora di voler dire qualcosa, è già una pubblicità. Lo shock prevale sul messaggio. L’idea di base è che solo lo spavento possa trasmettere qualcosa. E non è possibile un’alternativa. O si fa pubblicità o non se ne parla. Nelle fiction italiane, per dire, non si può abortire. Forse perché considerano gli spettatori troppo stupidi per vedere un aborto. Cosa che tra l’altro la dice lunga anche sulla qualità della nostra tv. L’aborto è il convitato di pietra. Fingono non esista. Sarebbe più credibile se lo mostrassero anticipando le scene con una di quelle scritte che mettono prima degli incontri di Wrestling, “Non fatelo a casa”. Don’t do this at home. Ma per ora anche i bambini sono considerati più intelligenti. Anche se c’è una disoccupata, una vedova, una struprata, se i genitori si odiano – scegliete le ragioni per cui si abortisce – vivono come se l’aborto non esistesse. Però – ammettendo pure che l’aborto sia un male in sé – gli sceneggiatori non possono cancellare gli altri “mali”. E perciò usano le gravidanze, una volta su due, come colpi di scena negativi. Una volta su due persone che costruiscono felici il proprio avvenire vengono colpiti dalla iattura della gravidanza. Non sono felici di avere il bambino e, paradossalmente, cosa li salva? Li salva che nelle telenovelas italiane, le donne non sono in grado di camminare sui tacchi. Cadono in continuazione. Dalle scale, inciampano, spinte da uno scippatore. Cadono, perdono il bambino, e così si parla di aborto.

Annunci

Tag: , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: