Bastava alzare il telefono, e farselo spiegare. 5 minuti. Non di più.

Rispondo a un post di Distanti Saluti. Lui l’ha riassunto così: “La procura della Suprema corte, sollecitata dall’associazione Amici dei bambini, afferma che le coppie che chiedono l’adozione non possono dirsi indisponibili a ricevere piccoli di pelle nere o di etnia non europea”. La Stampa riassume così, il Giornale così.

Mi risulta sempre antipatico fare le pulci ai giornali, ma questo è un caso di tale faciloneria, e disinformazione, e – quel che è peggio – di opinioni azzeccate a discorsi di cui non si è capito un tubo che non riesco a evitare un post fluviale.

–  [Obiezione 1. C’è già un controllo] Quando una coppia decide di adottare un bambino, deve prima passare sotto la scure dei servizi sociali. E i servizi sociali sono lì per difendere gli interessi del bambino.  Non quelli della famiglia! Questo significa che se una famiglia dichiara di non volere un bambino di colore perchè i negri gli fanno schifo si presuppone che i servizi sociali non concedano il permesso di adottare un qualsiasi bambino, non solo uno di colore. I servizi sono lì a vedere se quel padre e quella madre sono giusti per un bambino, non per concedere un mutuo o un prestito a quella famiglia.

– [Obiezione 2. I razzisti siete voi. Lo faccio per proteggerlo da voi] Sembra strano ma qualcuno si rende conto del paese in cui viviamo. Se io vedo calciatori di colore insultati tutte le domeniche, se vedo le persone di colore controllate sugli autobus molto più spesso dei bianchi dell’Alabama, se leggo quotidianamente proposte razziste, dichiarazioni razziste, leggi razziste. Se il nostro primo ministro dichiara ripetutamente che l’Italia non è un paese destinato a essere multiculturale, se il terzo partito del paese (nonchè pilastro della maggioranza) dichiara che i negri devono pigliare la carretta, e membri della maggioranza disinfettano i sedili dei treni su cui siedono le persone di colore può venire il dubbio – a me genitore – che forse portare quel bambino del Burundi, qui in Italia, non sia una scelta salutare per lui? Posso avere il dubbio che non si troverà bene visto che –  non io – ma proprio tutti quelli attorno sono razzisti?

– [Obiezione 3. Idioti, è molto semplice] Quando una coppia sceglie di adottare un bimbo non nato in Italia (l’adozione internazionale) deve poi scegliere un’associazione che si occupa di adozioni internazionali. Le associazioni operano in diversi paesi. Se la famiglia non vuole un bambino di colore gli basta scegliere un’associazione che opera in Bielorussia, Russia, Ucraina.

– [Obiezione 4. I soldi] L’adozione internazionale costa molto. Andare a prendere un bambino in Brasile o in Africa costa – oltre al viaggio – almeno un mese di permanenza nel luogo. O qualcuno immagina che si va, si prende il bambino, e si torna indietro immediatamente? O che lo mettano sull’aereo affidandolo a un hostess? O che lo Stato copra le spese di qualcosa? O che tutti possano adottare come Madonna? Quindi è capzioso attribuire il fatto che le famiglie italiane preferiscano bambini dell’Est Europeo solo per una questione di colore.

Ce ne sarebbero almeno altre 10 di obiezioni del genere. Ma bastava prendere un telefono. Chiamare un qualsiasi consultorio. 5 minuti di telefonata. (Lo vorrei dire anche ai giudici). Per risparmiarsi certi titoli del cazzo, almeno.

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2 Risposte to “Bastava alzare il telefono, e farselo spiegare. 5 minuti. Non di più.”

  1. Giovanni Fontana Says:

    L’argomento “1” – a cui non avevo pensato – mi sembra quasi risolutivo, anche se non potente come lo descrivi (credo che il mio concetto di non razzismo sia più esigente di quello dei servizî sociali).

    L’argomento “2” mi sembra molto pericoloso, ché avessero ragionato così non avremmo Obama, e gli omosessuali non adotterebbero, nei paesi civili.

    Gli argomento “3” e “4” sono del tutto ortogonali alla questione: non incidono in alcun modo sulla valutazione al provvedimento della Cassazione.

    In ogni caso, nell’interezza del ragionamento, ho cambiato idea e hai ragione.

  2. arnaldogr Says:

    Chiarisco meglio il 2, così recupero pure il 3 e il 4.
    La domanda “Vuoi un bambino di colore” è simile a “Sei d’ideologia comunista?” quando entri negli Stati Uniti, o “di che religione sei” quando vai in qualche paese del Nordafrica.
    Può anche darsi che sia discriminatoria come domanda, ma cancellarla non risolverà nulla. E’ solo una questione burocratica, tirata in ballo da perditempo. Chi non vuole un bambino di colore, andrà comunque in Moldavia. Chi lo vuole di colore andrà comunque in Burundi.

    Un esempio stupidino: sono una famiglia di Adro e voglio un bambino. Ti sembra così assurdo che, dopo quello che ho visto in giro negli ultimi due mesi, posso preferire un bambino russo? Oppure perchè devo trasformare mio figlio nella mia dimostrazione di rottura e di schifo verso il mondo?

    Io ho fatto uno di questi corsi per l’adozione. Non pensare a te. Mettiti nei panni di persone magari più docili oppure meno “preparate”, persone che hanno dell’amore da dare a un bambino, ma a cui mancano alcuni strumenti per combattere il razzismo degli altri. Non stiamo parlando di Obama, o di Balotelli, o di coppie omosessuali che adottano. Stiamo parlando dei coniugi Rossi di Cusano Milanino, non possono avere figli, lui fa l’impiegato, lei pure, nella stessa ditta. Vogliono un bimbo, sarebbero bravi genitori, non si sentono in grado di avere un figlio di colore per una qualsiasi ragione (fosse anche che hanno un nonno leghista). Negargli il permesso perchè non se la sentono, significa negare la possibilità a un bambino.

    Poi, quanto dici tu di Obama o delle coppie omosessuali che adottano io non lo metto in dubbio. Anzi. E’ addirittura auspicabile.

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