Contro tutto e tutti

Moratti ha detto che l’Inter ha vinto contro “tutto e tutti”. Il capitano Javier Zanetti gli ha dato ragione. I tifosi dietro, ovviamente.  Non gli basta la gioia di vincere, vogliono pure il gusto di fare la vittima. Sono così egoisti che vogliono tutte le soddisfazioni per loro.  Chiagni e fotti è ormai un modo di dire nazionale.

Poi ho immaginato cosa sarebbe successo se la Roma avesse vinto lo scudetto. La Sensi, o qualche giocatore sarebbero andati in Tv a dire che avevano vinto contro tutto e tutti? Molto, molto probabilmente sì. Allora ho pensato di googlare “contro tutto e tutti” e nei primi 10 risultati, oltre a Moratti, J. Zanetti e Pizarro, ho scoperto che c’è spazio anche per Lotito e la salvezza della Lazio “contro tutto e tutti”; e perfino (nono posto) per la salvezza della Solsonica Rieti (basket, stagione passata) contro tutto e tutti. Nella seconda pagina di risultati c’è pure un Palermo contro tutto e tutti, e una Juventus contro tutto e tutti.

In ogni angolo del mondo gli allenatori provano a costruire il famoso “gruppo”; ma credo sia soprattutto da noi che ci provano col vittimismo. (“Against everything and everybody” ha come primo risultato Marco Materazzi).

Quando ero ragazzino giocavo spesso al pallone con 3-4 amici della mia stessa età. Ogni tanto capitava che venissero 3-4 ragazzi più grandi e ci sfidassero. Ovviamente ci schiacciavano. Erano più grandi, e forse anche più forti. Ma avevano poca voglia di mischiarsi . Così invece di fare due squadre miste di grandi e piccini loro proponevano sfide sempre più complesse. Si arriva a 10 ma voi partite da 5. Si arriva a 10 ma voi partite da 8. Si arriva a 10, voi partite da 8 e noi non possiamo segnare oltre quella linea lì. Si arriva a 10, voi partite da 8 e chi sta a porta dei nostri non può usare le mani. Perdevamo sempre e comunque. E loro – come l’Inter – eravano vincenti contro tutto e tutti. Contro di noi e contro le regole, gli arbitri, la federazione, i tifosi di tutte le altre squadre, i vicini di casa che ci volevano sequestrare il pallone, i rovi che ci volevano bucare il pallone. Si autolimitavano, ma tanto erano più forti. E così prendevano per sè entrambe le soddisfazioni.

Che gusto c’è a battere dei ragazzini così tanto più piccoli? O in un altro mondo, che gusto c’è a battere una squadra a cui ogni  anno togli uno dei giocatori più forti (a volte per il puro gusto di toglierglielo), a cui dai le tue peggiori riserve, una squadra che (ricca è ricca comunque, intendiamoci) può spendere un quinto di quello che spendi tu? Lo stesso gusto che tre 15enni provano a battere 4 ragazzini di 10 anni, partendo da -9. Non sarà più sport, ma è sempre un gioco, e il gusto c’è. Se tutti gli avversari sono scarsi è meglio trovarsene o costruirsene altri. Temo solo che, in Italia, questo tutto sia anche più scarso dei tutti.

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