Reclàm

Da un mesetto è in libreria un mio libro. (Al 50%).

Questo sono un paio di pezzetti.

meno 5 mesi, 1 settimana, 2 giorni. lui

Io non so di quanta “patria” ha bisogno un uomo. Ma so che la mia è dove la gente dice scporco. Non ho scbagliato a sccrivere. Intendo dire proprio scporco. Con la “sc”. Tutta la giornata, al lavoro, in un negozio, con gli amici, qui a Milano dico sporco. Dico anche scarso, scoperta, scuola, scolastica, scoliosi, scoliasta, scoglio, scuotimento. Una dizione perfetta. Poi, quando torno a casa da Ada – solo con lei – un errore mi può sccappare. “Hai visto le mie sccarpe?” Ma visto che sono diventato così bravo a “correggermi”, me ne accorgo subito quando scbaglio. Allora mi fermo, riscopro la “sc”, la assaporo e mi piace. E a quel punto lei trascina una scquadra di altre scchifezze con sé. Non mi metto più sccuorno di lei. E sccutuleo la polvere dal mio primo vocabolario. STRUNZ. STUPPOLO. SICCHIE E’ MERDA. SAJTTERA. T’AGGIA SPUTA’ ’N FACCIA. Arturo non nascerà campano. E non avrà mai la “sc”. Queste due tre parole sconvenienti, sconce, scurrili, qui su, sono il mio misero contributo per tutta quella sfaccimma di gente che ci impedisce anche solo di progettare l’eventualità che Arturo possa crescere a Napoli.

meno 5 mesi, 1 settimana. lei

Imparerò la sua lingua, perché ogni bambino ha la propria. Però, anche, gli parlerò come a un grande. I dialetti complicheranno tutto. Sia io che suo padre, vorremmo che quando il treno si avvicina alla Campania, o al Friuli, e comincia a riempirsi, sentisse una specie di benvenuto nel parlare della gente. Sopra a tutto, ci sarà il nostro lessico famigliare. L’etimologia del nostro dizionario si perde nella notte dei tempi di coppia. Rimuoviamo dalla memoria l’origine episodica di una storpiatura, e ogni parola subisce gli slittamenti semantici e fonetici che avvengono nei secoli e nei continenti. Tra i muri della camera, agiamo quelle mutazioni che nella norma hanno lentezza geologica. A volte ricordiamo le parole morte: perché le abbiamo smesse? E Arturo imparerà a distinguere la cittadinanza casalinga di certe parole, l’ufficialità di altre? Scriviamo su una rubrica telefonica i lemmi famigliari. Dunque siamo una famiglia? Non vedo foto di matrimoni da nessuna parte. Diciamo che all’anagrafe, quando ostenti la pancia e dichiari di risiedere col tuo compagno, diventate automaticamente un “nucleo”. In questo modo, perdi anche i privilegi nelle liste d’attesa degli asili, assieme a tutti quelli che già non avevi per la famosa questione della vita nel peccato: che non sconteremo mai. Sicuramente, non iscrivendoci a qualche petizione per la laicità dello stato su facebook.Il nucleo, comunque, ha questa benedetta lingua ufficiale. Il suo dizionario attraverserà le case, domicili o residenze. A che cosa può tenersi dura una famiglia che non è tale – e che si è sradicata, senza mai più concedersi a nessun luogo, fede o ditta – se non al patrimonio linguistico che è stato il codice di una massoneria personale?

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