meno 5 mesi, 1 settimana, 2 giorni

Io non so di quanta “patria” ha bisogno un uomo. Ma so che la mia è dove la gente dice scporco. Non ho scbagliato a sccrivere. Intendo dire proprio scporco. Con la “sc”. Tutta la giornata, al lavoro, in un negozio, con gli amici, qui a Milano dico sporco. Dico anche scarso, scoperta, scuola, scolastica, scoliosi, scoliasta, scoglio, scuotimento. Una dizione perfetta. Poi, quando torno a casa da Ada – solo con lei – un errore mi può sccappare. “Hai visto le mie sccarpe?” Ma visto che sono diventato così bravo a “correggermi”, me ne accorgo subito quando scbaglio. Allora mi fermo, riscopro la “sc”, la assaporo e mi piace. E a quel punto lei trascina una scquadra di altre scchifezze con sé. Non mi metto più sccuorno di lei. E sccutuleo la polvere dal mio primo vocabolario. STRUNZ. STUPPOLO. SICCHIE E’ MERDA. SAJTTERA. T’AGGIA SPUTA’ ’N FACCIA. Arturo non nascerà campano. E non avrà mai la “sc”. Queste due tre parole sconvenienti, sconce, scurrili, qui su, sono il mio misero contributo per tutta quella sfaccimma di gente che ci impedisce anche solo di progettare l’eventualità che Arturo possa crescere a Napoli.

Tratto da questo.

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