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Alcuni saggi che ho rcensito per D della Repubblica.

Raramente capita di leggere un saggio di quasi 600 pagine e dispiacersi non ce ne siano altre. Hugh Aldersey-Williams ne ha scritto uno, Favole periodiche. La vita avventurosa degli elementi chimici, che è una dichiarazione d’amore alla chimica talmente coinvolgente che a ogni capitolo viene voglia di fermarsi quattro, cinque volte per raccontare a chi è in casa, a qualcuno al telefono, a un passante qualsiasi gli utilizzi e la storia degli elementi. Alderesy-Williams dà vita a ciò che alle superiori sembra la cosa più monolitica e inerte in assoluto: la tavola degli elementi. Il calcio, il sodio, il titanio nascondono storie più incredibili di un romanzo d’avventura. Nelle Favole periodiche diventano addirittura simpatici, tra Van Gogh che difende il cadmio, la lozione per capelli al radio marchiata Curie, le visioni di Ballard dovute al sodio e altre centinaia di storie.

Nonostante il titolo suoni didascalico, Storia delle carestie di Cormac O’Grada tralascia l’aspetto cronologico per analizzare quello che ha accumunato le carestie nella storia (i profittatori sui mercati, le colpe dei governi, le colpe dei privati, il cannibalismo, i cibi da carestia, e così via). Ma è soprattutto un saggio completo su un aspetto cruciale della storia dell’alimentazione: la fame (carestia è famine in inglese) e Dio solo sa quanto ci sia bisogno di lavori seri sull’alimentazione in un paese in cui il dibattito sul cibo è dominato da imposture ideologiche, mode antiscientifiche e capricci retrò.

Che la storia fatta con i se sia affascinante è un dato di fatto. Ma Se Garibaldi avesse perso. Storia controfattuale dell’Unità d’Italia a cura di Pasquale Chessa ci autorizza a credere che sia anche decisamente utile. Alcuni degli storici italiani più rispettati si prestano al gioco d’immaginare come sarebbe stata l’Italia se in un libretto suggestivo (soprattutto nel dialogo a tre con Berta, Gentile e Sabbatucci, e nel capitolo firmato da Cardini) che ha molto della sua forza proprio nell’essenzialità (forse il bel discorso di Napolitano che occupa le ultime 20 pagine c’entra troppo poco col resto) e ci solleva dicendoci che – se ci limitiamo ai confini – viviamo nel migliore dei paesi possibili (o almeno probabili).

Sulla scia di Perec (“I giornali parlano di tutto, tranne che del giornaliero”), Michele Smargiassi in Ora che ci penso. La storia dimenticata delle cose quotidiane raccoglie gli ossi di seppia delle vite di tutti giorni: non sono solo cose e tic comuni e mai degnati di considerazione, ma a volte anche persone che vediamo sfrecciare sotto i nostri occhi con la stessa velocità dei fiori deposti ai piedi di un guard-rail. Per chi si trovasse a sfogliarlo in libreria, da non perdere assolutamente proprio le pagine da 77 a 85. Poi uno lo compra.

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