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Segnalazioni uscite su D de La Repubblica il 2 ottobre.

Contro chi ancora accarezza l’idea che i senzatetto vivano godendo della luce delle stelle è uscito Reietti e fuorilegge. Antropologia della violenza nelle metropoli americane, frutto di una ricerca etnografica durata 12 anni. Alla sessantina di fotografie di Jeff Schonberg si accompagna il racconto, scritto da Philippe Bourgois, della vita di un gruppo di tossicodipendenti (crack ed eroina soprattutto) disperati, nelle strade di San Francisco. Un libro duro che quasi con poetica verista racconta quanto siano assurde le politiche repressive della povertà estrema ma che al contempo non è per nulla consolatorio e lascia il dubbio che il gusto per la sopraffazione e il piacere di dominare gli altri siano non solo dovuti a questioni sociali ma insiti nella natura umana.

Ogni anno l’Osservatorio sull’impiego dei medicinali pubblica un rapporto su L’uso dei farmaci in Italia scaricabile gratis dal sito dell’Agenzia del farmaco. Ed è come rovistare nell’armadietto delle medicine dei vicini di casa o ascoltare una conversazione tra vecchiette che parlano di malattie. Il rapporto è stilato dettagliatamente sia nelle tabelle che nelle parti discorsive e nonostante si rivolga agli addetti ai lavori, tutto (d’accordo, con qualche aiuto di wikipedia) è intellegibile anche dai curiosi, e diventa un documento di antropologia sociale decisivo alla comprensione del paese.

Nel 1955, sulla spiaggia di Long Island, Eve Arnold immortalò in una foto Marylin Monroe in costume intenta a leggere l’Ulisse di Joyce. Francesca Serra in Le brave ragazze non leggono romanzi suggerisce che, ben prima delle reazione alle olgettine, il mito della donna che s’istruisce e si realizza non è altro che l’ennesima forma del maschilismo. E in un continuo rimando di citazioni mai pedanti e con arguzia irriverente invita le lettrici ad ammettere che la lettura può essere una vera compulsione: “Forse non lo sapevate, ma siamo tutte pornolettrici”. Frase che leggendo qualsiasi pagina a caso del libro – provate in libreria – diventa una profezia.

I bravi soldati di David Finkel è il resoconto della vita di un battaglione dell’esercito americano in Iraq. Perché sono bravi? Non perché sparano con precisione, né perché regalano la cioccolata ai bambini iracheni o perché non sparano mai. Ma perché cercano di mantenere un’umanità nonostante altri compagni cedano, nonostante le parole dei politici siano lontani anni luce dalla loro vita reale, nonostante i superiori giochino a Risiko più che aiutarli, nonostante quella che ai manifestanti per la pace sembri un’ottima idea – usare le maschere dei soldati morti – sia una fonte di angoscia assoluta. E nonostante il fatto che accettare la possibilità di orrende mutilazioni sia molto più disturbante e spaventoso che accettare la morte.

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