Una posizione che già Aristotele giudicava insulsa e arretrata

Ancora su Concita de Gregorio e il pensiero generazionale.

“Un amico carissimo poco  più che ventenne e recensore di videogames per riviste specializzate mi ha portata per mano nel suo mondo, un giorno, pregandomi di riconsiderare la proibizione assoluta di Xbox Playstation e giochi per computer che vige in casa mia. Il mio punto di vista, rispetto ai figli, era piuttosto semplice: i videogiochi sono quasi sempre violenti, li eccitano e li innvervosiscono, inoltre fanno loro pensare che niente sia mai definitivo, si muore sei volte e si fa reset, la vita non è fatta così. Le Play li tengono incollati a uno schermo e dimenticano la realtà, non parlano non sentono più niente, sono oggetti ipnotici che rimbecilliscono, quando c’è il sole si esce e quando piove anche, il mondo è fuori. Fine della questione”. (Concita de Gregorio, Così è la vita, pag. 101)

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