Archive for the ‘La televisione’ Category

Solo per chi ha visto Cars

3 novembre 2011

Ieri sera mio figlio di tre anni stava giocando con la sua macchinina di Saetta McQueen. Gli ho chiesto a cosa stava giocando, mi ha risposto, mi ha spiegato, a un certo punto è venuto fuori che Saetta McQueen era fidanzato col poliziotto. Saetta? Col poliziotto? gli ho chiesto. Sì. Sapevo che prima o poi avremmo dovuto toccare l’argomento, ma speravo poi. Beh, piccolo, se sono contenti loro. Ma continuando a parlare è venuto fuori che Saetta, secondo lui, è una donna. Mi ha detto pure, la saetta, no? E’ un nome da donna. E niente, credo abbia ragione lui. Quindi invece che di omosessualità abbiamo dovuto parlare della cronica inadeguatezza di certi doppiatori. Ha visto tanti film Pixar ed è stato molto più semplice.

Ci sono dozzine di altre scelte possibili e sono tutte migliori

11 ottobre 2011

Rai3 ha deciso di mandare in onda, Sabrina vita da strega alle 20.15. Sì, quella che aveva un gatto nero parlante (e animato da incompetenti). Sì, quella roba che era andata in onda per anni su Italia1 e che addirittura Italia1 (che di solito funziona come il maiale: non si butta via nulla, vd. alla voce Benny Hill) ha ritenuto inflazionata da ossessive repliche. Una scelta che non ha continuità logica (o effetto-traino se preferite) col programma che la precede cioè Blob. Una serie che non è immediatamente associabile a Rai3 o alla Rai, una serie che non è nuova ma non è vintage; e che non è un successo assoluto della sua epoca (Friends), ma neppure un successo di critica (Frasier o Mad about you). In un momento, poi, in cui le serie tv sono sulla bocca di tutti e in cui c’è un abbondanza di prodotti inimmaginabile fino a qualche anno fa, Rai3 non ha avuto un’idea migliore di soffiare (o comprare diritti scaduti, non so) Sabrina alla concorrenza. Ah – ovviamente, ma non è questo il punto – Sabrina vita di strega va male (ieri il 4,65%). Potevi far vedere Cheers, Ralph supermaxieroe, Community, Lucky Louie, sarebbero state diverse ma tutte scelte – vincenti o meno non so – ma di sicuro meno pigre e sciatte di Sabrina. E se questo viene fatto dai dirigenti che siamo abituati a considerare i migliori, quelli di Rai3, stiamo freschi, e il sacrosanto discorso di Luca Sofri è pura utopia.

Questo post farà dodici letture

6 luglio 2011

Qualche giorno fa ha avuto parecchio successo in giro l’intercettazione in cui Masi diceva di Vieni Via con Me: “questi fanno il dieci, perchè veramente non si può guardare”. Ed è stata un po’ presa come la summa delle incapacità, delle inadeguatezze e dell’ignoranza (in materia televisiva, direbbe Totò) dell’ex-direttore generale, il genio che comandava in Rai. Ma,il mio modesto punto di vista, è che nessuno dei critici televisivi, neppure Aldo Grasso o Dipollina, nè dei membri del Cda Rai di centrodestra come di centrosinista,  nè forse gli stessi autori e protagonisti del programma avrebbero predetto un risultato del genere, dopo aver visto la puntata. C’era Benigni, d’accordo, lui poteva fare il 25%, ma le altre due ore di programma, boh. E questa cosa di indovinare lo share al telefono è un giochetto, ma non è che Marcello Lippi diventa un incompetente se domani pronostica che l’Argentina asfalta la Bolivia e poi queste pareggiano. Nè sono degli incompetenti quelli di Mondadori che hanno mandato in stampa diecimila copie di Gomorra e poi Gomorra ne ha vendute sei milioni.  Sono numeri, e uno ci lavora, e ogni tanto ci gioca pure. Fa il fantashare. Capita a tutti. E poi può anche capitare che non ci capisca un cazzo, ogni tanto. (Sì, certo, Masi perseverava). Ma se la Snai o Better non quotano lo share, una ragione ci deve essere.

Poi, ovviamente, Masi è quello che è. Lo sanno tutti. E’ stato così insignificante e meschino come direttore generale che non vale neanche l’espediente retorico di elencare tre o quattro porcherie o piccole ripicche del suo passato. Basti solo dire che è stata tanta la sua insipienza che neanche chi l’aveva messo lì lo sopportava più. Ed è del tutto evidente che non capisse nulla di tv. E giocava a fare il competente al telefono. Ma era una competenza simile a quella che qualcuno esibisce guardando una partita e suggerendo mosse tattiche per il mister.  Quindi, perdonatemi il paradosso, ma dargli dell’incompetente mi sembra da incompetenti. E’ stato il peggiore ma non è mica da questi piccoli particolari che si giudica un giocatore.

Or vi sbigottirà

19 maggio 2011

Magari alla seconda puntata, Vittorio, dai.

Ravvedimenti operosi

3 marzo 2011

Dopo aver sostenuto l’uso di “assoluzione” al posto di “prescrizione” per esigenze dovute al “linguaggio televisivo” e alla “vulgata”, hanno dato una rubrica a questo maestro di linguaggio televisivo che ha fatto per il diritto fiscale quanto Benigni ha fatto per la Divina Commedia.

via Nomfup

Un po’ troppo italiano

30 novembre 2010

Se Dario Fo, una volta preso il Nobel, si fosse chiuso in casa e avesse limitato le sue uscite radicalmente, diciamo un paio di interviste ai giornali e una comparsata in tv all’anno per parlare di apocalisse della comunicazione o fine della modernità – se si fosse messo a fare lo stronzo, insomma, oggi avrebbe molta più considerazione. E la gente lo ascolterebbe come un mezzo vate.  E farebbero delle file lunghissime per ascoltarlo al Festival di Mantova. E il Corriere ricostruirebbe in Terza Pagina il suo epistolario. Invece hai voglia a dire che sei il nobel per la letteratura, se ti metti a fare le smorfie e fai il buffone quando poi parli la gente ti tratta come fossi Beppe Grillo. Non c’è storia. Lo scrittore deve essere alto, deve far sentire inferiori, e tutti ad ascoltare gli ammonimenti di Ermanno Rea o Antonio Scurati.  Perchè la cosa davvero imperdonabile di Fo è che non ha mail quel tono da “io ho sofferto tantissimo e ho capito tutto e siete voi che non leggete i miei libri che non capite ancora” e poi non dice mai narratologia o escatologico.  E poi non ha i frammenti di realtà umana di Wislawa Szymborska nè l’estasi sensuale di Le Clezio, è troppo più vicino di loro. Così anche quando fa una cosa molto bella, si nicchia. Sì, bravo, ma in fondo sempre la stessa cosa (che poi sarebbe un testo in finto fiorentino cinquecentesco, una cosa che leggiamo tutti i giorni proprio). E paga la generosità come fosse presenzialismo e l’accessibilità come fosse stupidità.

Preservativi su Beirut

19 novembre 2010

Sempre più spesso in tv, o in libreria, sento esperti di futuro del mondo criticare le politiche mondiali sulla natalità. Non c’è cibo, non c’è energia, ma la popolazione sulla terra aumenta in continuazione. Sparano numeri su quanti saremo tra dieci, venti, trent’anni. 9, 10 miliardi, il doppio di ora. Suggeriscono interventi dei governi,  chiedono di multare chi ha più di tot figli, si domandano (a volte anche con punte di razzismo) perché in paesi dove c’è già miseria e fame la gente continui a procreare a raffica. Insomma, siamo troppi. Il che può anche essere vero. Anzi, lo è, molto probabilmente. Ci credo. Ma crederò ancora di più al primo millenarista che lascerà intendere che il posto di troppo potrebbe essere proprio il suo.

Questo tavolo è così bello che è quasi scultura

10 novembre 2010

Visto che nel nostro paese il fumetto e la televisione sono due cose essenzialmente di merda ogni volta che fai un buon fumetto ti diranno che hai fatto letteratura, e quando fai un buon programma tv ti diranno che è teatro.

Sbocciavan le viole

2 novembre 2010

Ma sarà la prima che incontri per strada…

El Po cio Laaa vezzzz zi

26 ottobre 2010

Qualche mese fa il Post si chiedeva se Fabio Caressa avesse saltato lo squalo. (Aldo Grasso ne era convinto). Io, invece, ero tra quelli convinti che le sue telecronache fossero belle. Una ventata d’aria fresca nel mondo delle folate offensive, dei tiri d’angolo e delle barbe al palo. E che la sua storia, da una tv locale fino a “Berlino, Beppe” fosse anche bella e rara nel nostro paese poco meritocratico e legato saldamente a immeritati diritti acquisiti (vedasi i numerosi telecronisti Rai che appena occupano una sedia smettono di aggiornarsi).

Una delle cose di cui allora si lamentò Grasso era l’uso del gergo militaresco per una partita di calcio, come fosse una questione di vita o morte.  A me Caressa è sempre sembrato ironico. Addirittura post-moderno in certe presentazioni.Per esempio, queste sono le parole d’introduzione a Barcelona – Inter, la stessa linkata dal Post.

“Intorno a loro territori ostili, fieri nella piana del campo nuovo attendono, gli sguardi scrutano la conquista, il rumore dei nemici ha annunciato il loro arrivo, salde le gambe sostengono il coraggio…”. Mi sembra evidente che uno che dice una cosa del genere o è ironico o è un pazzo. Io sono per la versione ironico.

E così mi è venuto un brivido quando ho letto che Fabio Caressa farà una serie di 8 puntate di un reportage dall’Afghanistan. Ora, io non l’ho ancora visto e magari lui tiene solo il microfono e non apre bocca. Ma dalla presentazione non sembra proprio così… Perciò mi chiedo ma che senso ha andare a parlare di Bin Laden come fosse Iniesta? O dei militari a Herat come fossero Cannavaro, Cannavaro, Cannavaro? Come vai più a fare l’ironico che parla di bombe per i tiri forti o di conquiste e vittorie alludendo a una coppa di stagno?