Archive for the ‘meglio che leggersi un saggio’ Category

Meglio che leggersi un saggio/5

17 settembre 2010

Titolo: Logicomix

Autori: Apostolos Doxiadis e Christos H. Papadimitriou. Disegni di Alecos Papadatos e Annie di Donna

Storia: Bertrand Russell si appresta a tenere una conferenza, ma viene interrotto da alcuni studenti pacifisti. Invece di cercare la solidarietà dei giornalisti e dei politici di tutti gli schieramenti convince i ragazzi a seguire la sua lezione. Durante il discorso – la prende molto alla lontana, questo si deve ammettere – racconterà tutta la sua vita, e la storia della logica moderna.

I buoni: Russell, Gödel, Frege, Turing, Von Neumann, Wittgenstein, i logici e i matematici insomma. Ma solo quando parlano di logica o matematica. Nella vita possono essere stronzi come tutti gli altri.

I cattivi: i pazzi

Quelli veramente cattivi: ci sono i nazisti e ogni volta che in una “storia” appaiono i nazisti, beh, quelli veramente cattivi non possono che essere loro.

Cosa c’è d’italiano? (aka Stanis la Rochelle): Gli autori sono greci e condividiamo con loro – una faccia una razza – lo sguardo di gente di periferia che vede la storia della filosofia/logica farsi altrove. (Ma almeno un italiano nominato c’è, Giuseppe Peano). Ah, quasi dimenticavo, ci sono – di tipicamente italiano – anche i pacifisti a priori

Per chi è: per chi vuole essere introdotto alla logica e alla matematica del secolo scorso. Per quelli che credono che Russell, Wittgenstein, Godel, Turing e von Neumann siano dei supereroi in grado di sovvertire le leggi della natura con la stessa efficacia di Superman

Per chi non è: per quelli a cui non frega nulla di sapere perchè cacchio il blog di Luca Sofri si chiami Wittgenstein.

Se lo leggo – o lo compro e lo cito – faccio bella figura? (aka indice di aperitivabilità) : il libro sembra fatto esattamente per questo: per non spostare la discussione su Cassano quando qualcuno attorno a voi parla di teoremi di incompletezza; e per essere citato con un bicchiere di rosso in mano e dopo aver afferrato una tartina di mango e tacchino. (A proposito la sai la storia del tacchino induttivista?). Altra variante possibile: sono stato in vacanza in Grecia, ho visto questo libro (mica ci sono solo spiagge e discotesche, scusa?) e l’ho cercato anche qui.


Meglio che leggersi un saggio/4

28 luglio 2010

Titolo: Amare stagioni

Autore: Etienne Schréder

Storia: un impiegato belga di una prigione con una passione per il bere (e un’altra per il sentimentalismo fine a se stesso) è costretto alle dimissioni. Trascinato dall’alcol abbandonerà la famiglia e comincerà a vagare per la Francia (aggiungendo spaesamento a Spaesamento) dormendo per strada, entrando e uscendo da centri specializzati manicomi e ospedali, vivendo di espedienti. Fedele agli amici e all’alcol non come una persona ma come un cane.

I buoni: tutti ma mai per più di 5 minuti. Quelli veramente buoni arrivano a un’ora.

I cattivi: tutti, superati quei 5 minuti. Soprattutto i molto ricchi e i molto poveri.

Quelli veramente cattivi: un gioielliere lascia che alcuni disperati dormano davanti al suo negozio la notte. Loro credono che voglia offrirgli almeno il tendone del negozio come riparo. Lui gli dice che lo fa perchè con quel trucco è l’unica gioielleria della zona che non ha mai subito furti.

Cosa c’è di italiano (aka Stanis la Rochelle)? i barboni – ma per questioni geografiche e non di ipocrisia – si chiamano clochard.

Per chi è: Etienne non partecipa mai agli eventi che lo coinvolgono. Sembra sempre un osservatore. Prima di tutto di se stesso. Come se volesse capire fino a che punto è in grado di spingersi nella negazione di sè.

Per chi non è: per chi ha il mito del vagabondo come persona felice che dorme sotto le stelle.

Una domanda a cui il libro vorrebbe dare risposta, ma non lo fa perché forse non c’è risposta: con cosa si può sostituire l’alcol?

Se lo leggo – o lo compro e lo cito – faccio bella figura? (aka “Indice di aperitivabilità): l’argomento e le storie non sono mai leggere. Ma può essere molto utile se il ragazzo/la ragazza che vi piace è affascinato da un tipo che le ha proposto di viaggiare per l’Europa con i soldi ricavati dal suonare il violino per strada e giocolando con le tre palline colorate.

Meglio che leggersi un saggio/3

26 luglio 2010

Titolo: Siberia

Autore: Nicolaj Maslov

Storia: E’ l’autobiografia della vita dell’autore durante gli ultimi 20 anni dell’URSS. Dal 1971, per la precisione, quando Nicolaj è ancora alle elementari. Di solito non si raccontano mai autobiografie del genere, si crede siano troppo simili ad altre: nessuna vittoria, nessuna sconfitta, tanta mediocrità. Forse è vero, ma quando trasformi la tua vita in un libro con tanta ostinazione, anche una biografia qualunque diventa una Storia.

I buoni: chi lavora senza ubriacarsi, e la neve.

I cattivi: la vodka

Quelli veramenti cattivi: gli ufficiali dell’esercito. “Quando divenni soldato capii subito chi avrei ammazzato se fossimo entrati in guerra. Tutti i nostri sergenti. Nessuno escluso”.

Cosa c’è di italiano (aka Stanis la Rochelle)?: il modo di disegnare, soprattutto. Quando l’autore proverà ad entrare in una scuola di disegno lo accuseranno del fatto che il suo stile è troppo occidentale. Il nonnismo italiano, invece, sembra giochi senza frontiere rispetto ai sovietici.

Per chi è: a chi piace il ridicolo della fine del comunismo. A chi piace ascoltare le storie senza interrompere.

Per chi non è: a chi non piace il paesaggio.

Una domanda a cui il libro vorrebbe dare risposta, ma non lo fa perché forse non c’è risposta: il comunismo faceva schifo, ma il consumismo fa più schifo ancora (o, tuttalpiù, fanno 1 a 1).

Se lo leggo – o lo compro e lo cito – faccio bella figura? (aka “Indice di aperitivabilità): l’anno scorso andava molto di moda l’Educazione Siberiana di Lilin, quello era il momento giusto per citare Siberia di Maslov. Caduta libera di Lilin non ha avuto altrettanto successo. Citarlo ora è, perciò, come ascoltare i Cornershop l’estate dopo Brimful of Asha. Può essere, tuttavia, buono citarlo appena qualcuno propone un giro in Transiberiana come viaggio dell’estate.

Meglio che leggersi un saggio/2

20 luglio 2010

Titolo: La mia circoncisione

Autore: Riad Sattouf

Storia: Siamo negli anni ’80, in Siria. Riad – 8 anni circa – sogna di essere un cimmero come Conan il Barbaro e gioca alla guerra tra Cimmeri e Israeliani. Poi qualcosa si rompe: i suoi amici non vogliono più saperne di giocare con lui. Riad ha il pisello a proboscide, loro ce l’hanno a fungo. Riad chiede il perché della differenza al papà, lui decide che verrà circonciso.

I buoni: i bambini perché si fanno e fanno delle domande.

I cattivi: gli europei – aver vissuto in Francia ti rende praticamente israeliano – e gli israeliani ovviamente. Tutti i più stupidi pregiudizi li colpiscono.

Quelli veramente cattivi: i genitori perché non rispondono a nessuna domanda, mai, di qualsiasi genere, su qualsiasi argomento.

Cosa c’è di italiano (aka Stanis la Rochelle)? a guardare giochi e passioni dei bambini potrebbe essere qualsiasi cittadina di provincia del Sud  negli anni ottanta.

Per chi è: se vi fa ridere l’ottusità. E sognavate di aver un robot gigante.

Per chi non è: per quelli che dicono “sì, ma la circoncisione è una cosa da persone pulite”.

Una domanda a cui il libro vorrebbe dare risposta, ma non lo fa perché forse non c’è risposta: “se non serve a differenziarsi dagli ebrei perché i musulmani si circoncidono?”.

Se lo leggo – o lo compro e lo cito – faccio bella figura? Riad Sattouf cresce all’ombra e collabora con Joann Sfar, che è un po’ il Dave Eggers dei fumetti. Cioè non il più bravo, ma il più vivace e attivo. Quindi sì, molto bella figura.

Meglio che leggersi un saggio/1

24 marzo 2010

Titolo: Il Fotografo

Autori: Emmanuel Guibert, Didier Lefevre, Frederic Lemercier. Si alternano fumetti (Guibert) e fotografie (Lefevre). Di Lemercier è la realizzazione grafica.

Storia: E’ ambientato nel 1986 durante la guerra in Afghanistan (“c’è sempre una guerra in Afghanistan”). Il fotografo del titolo, Didier Lefevre, arriva in Pakistan, per poi attraversare (di nascosto ma non troppo) il confine e documentare la gestione di un ospedale di Medici Senza Frontiere.

E’ italiano?: la gestualità afghana è simile a quella italiana.

I buoni: Msf , gli uomini (afghani, europei, ma anche russi). I più buoni di tutti sono gli animali

I cattivi: gli uomini (afghani, europei, ma anche i russi certo). I più cattivi di tutti non si vedono mai ma sono i costruttori di armi.

Per chi è: per chi si chiede perchè uno va in Afghanistan e vuole raccontare, riprendere, fotografare. E se ne vale la pena. E se ne vale la pena solo per se stessi o anche per gli afghani.

Per chi non è: per quelli che ridono e si autofomentano guardando le vignette satiriche sull’Afghanistan.