Corsera, 11 luglio 2009

Storie Sushi, centri commerciali, festival: i reportage di Arnaldo Greco tra luoghi, mode, tic contemporanei

OTTO PASSEGGIATE NELL’ITALIA DEI CONSUMATORI

S iamo uomini o consumatori? La risposta è facile per Arnaldo Greco, convinto com’ è che quando nasce un bambino ridono gli angeli, ma ridono anche i manager della Nestlé. Lui, il neonato, non lo sa, ma quando uscirà dal reparto maternità qualcuno regalerà a sua madre pannolini e salviette detergenti di una determinata marca. La madre probabilmente non ne proverà mai altre perché non ci si può mettere a fare le prove di cose più economiche sulla pelle del bambino e il consumo è creato. Arnaldo Greco, nato a Caserta nel 1979, autore di racconti su «Nuovi Argomenti», porta a spasso il lettore nell’ «Italia che compra» anche senza averne i soldi. Questo primo libro intitolato Nomi, cose, città, che Mario Desiati pubblica nella sua Galleria Fandango (pp.210, 14) è difficilmente classificabile, una contaminazione di reportage, racconto, saggio di costume. Si parte dal «Vulcano buono» (da contrapporre al vulcano cattivo – il Vesuvio), centro commerciale napoletano progettato da Renzo Piano e inaugurato nel 2007 da Romano Prodi (1700 dipendenti, solo campani, che hanno frequentato una serie di corsi promossi, anche con fondi della Comunità europea, dalla Regione), si passa attraverso le evoluzioni della frutta che si trova nei supermercati («conservare più a lungo, vendere fuori tempo» è il motto), le sortite in Slovenia a caccia di risparmi e di casinò, il cibo come moda (il sushi è diventato il piatto tipico milanese, più della cotoletta e del risotto) e il cibo etnico, il tempo libero occupato da Festival ove, per esempio, il libro è «l’ equivalente della torre di Pisa in una boccia con la neve». Otto passi nel mondo dei consumi, dei bisogni indotti dal mercato e a cui il mercato dà risposte, che assomigliano più a un girovagare senza meta che a un percorso con un obiettivo preciso. Greco assembla impressioni, riflessioni, notizie per dipingere il ritratto di un’ Italia che compra pensando di scegliere. Senza sapere che, come dice una battuta di Matrix Reloaded, «la scelta è solo un’ illusione creata e posta tra chi ha potere e chi non ne ha».

Taglietti Cristina

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