Repubblica, 28 giugno 2010

LA SOSTENIBILE PESANTEZZA DI UN FIGLIO

Com’è avere un figlio a Milano a vent’anni facendo gli intellettuali, vivendo precariamente con contratti a termine nelle redazioni? È più bello o preoccupante che procreare sia considerato l’unico gesto libero che si possa compiere? Arianna Giorgia Bonazzi (Udine ‘82, due suoi romanzi sono usciti per Fandango) e Arnaldo Greco (Caserta ‘79, autore di un reportage sui consumi dell’Italia in crisi, Fandango; collaboratore di Nuovi Argomenti e Che tempo che fa) scoprono di aspettare un bambino. Nessuno riesce a credere che l’abbiano voluto, che il futuro papà non sia andato ad ubriacarsi dopo averlo saputo o che la futura mamma prenda la gravidanza con leggerezza – in senso buono – continuando a mettere, finché possibile, i vestiti da adolescente. Sopravvivere all’attesa è un libro-documento che narra come in un diario – alternando le voci di Ada e Alessandro (25 e 28 anni) ovvero degli autori – la nascita di Arturo, che avrà 7 anni durante l’Expo. Lei, malinconica a intermittenza e poetica, e lui, divertente e pragmatico, ci portano nella Milano dove, nonostante tutto, un figlio si può fare. Le strutture sanitarie pubbliche funzionano, anche se l’infermiera della Asl dove Ada fa le analisi non la riconosce e le chiede sempre l’età. Esistono spacci dell’usato per neonati per comprare seggioloni, carrozzine e il resto. Una casa che sostituisca il monolocale da scrittori fuori sede dei protagonisti, alla fine, si trova. Certo, bisogna vederne una sessantina, compreso un appartamento a Chinatown con vasca idromassaggio in camera da letto.

In questo Manuale, perfetto per le giovani coppie, non manca lo scontro generazionale. Scrive Ada/Arianna: “In tram una bambina di otto anni supplicava genitori cinquantenni di portarla a mangiare la pizza a quell’ora, a mezzanotte. Una battaglia persa da quei due sul fronte fisico e morale. Il figlio non dovrebbe essere l’ultimo accessorio dopo una vita di lune di miele passate a farsi raccogliere la pallina da tennis dai bambini kenioti.” Ma quelli che diventano madri e padri tardi non hanno tutti la stessa storia o stanchezza. Direbbe Alessandro/Arnaldo che per crescere i figli basta organizzarsi: “Ho comprato i poster di Federer e Maradona per la futura cameretta di Arturo, posso considerare esaurito il mio compito di papà. Ci sarà qualche cazziata da fare, e qualche banconota da scucire il venerdì sera, ma il grosso è fatto.”

Annarita Briganti

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